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martedì 15 gennaio 2013

Morale pubblica: l'inganno italiano

Se c'è un Paese democratico dove la bioetica è davvero pubblica questo è l'Italia. Talmente pubblica è la bioetica, in Italia, che i singoli privati cittadini non possono decidere quasi niente. Sempre in Italia, nel nome della bioetica (pubblica) la scienza è regolarmente politicizzata: Governi, partiti o movimenti politici e organizzazioni religiose manipolano disinvoltamente i fatti scientifici secondo convenienze o ideologie. La bioetica pubblica sarà nelle prossime settimane un tema della contesa politica. Non nello specifico, e contro la volontà prevalente.
Che vorrebbe non se ne parlasse. Invece si discuterà su chi interpreta davvero l'agenda dei "valori non negoziabili" dettata dallo Stato del Vaticano attraverso la Cei. Destra e sinistra cercheranno di tirare in ballo la bioetica per mettere in difficoltà le pilatesche (ma sempre orientate a considerare la bioetica una sfera pubblica più che privata) posizioni di Bersani. Cioè per dimostrarsi, la destra, più confessionale e quindi affidabile per il cosiddetto voto cattolico. La sinistra per intercettare il voto dei laici a 24 carati. Il realista Monti, tanto per non lasciare equivoci, ha messo in lista il presidente di “Scienza e Vita”, il neurologo Gian Luigi Gigli, che dal caso Englaro in poi è la mente del Vaticano per gli stati vegetativi e ovviamente Paola Binetti. Ma a scopo distraente anche il direttore del portale gay.it. Non è pensabile, in Italia, quel che è successo negli Stati Uniti, in Francia o nella Spagna di Zapatero. Oltralpe, Holland ha messo nel programma elettorale una legge per l'eutanasia. E questo l'ha aiutato perché – checché dicano coloro che l'avversano – buona parte della popolazione crescente di anziani e malati terminali si aspetta più margini e opzioni di scelta personale a fine vita. Già si deve morire, vorrebbe evitare di farlo soffrendo nel nome un'idea metafisica di dignità umana. Sono aspettative civilmente ineccepibili, non essendo dannose per il cosiddetto bene comune. Obama vinse la prima corsa alla presidenza Usa dicendo che avrebbe aperto alla ricerca sulle cellule staminali embrionali umane. Ciò gli portò l'adesione della comunità scientifica e di chi vedeva le promesse della medicina rigenerativa allontanarsi dal Paese leader della ricerca biomedica. La bioetica pubblica di Leon Kass, messo dall'amministrazione Bush alla guida della Commissione presidenziale di Bioetica, fu attaccata da numerosi scienziati, e in un memorabile editoriale sul «New England Journal of Medicine», intitolato La bioetica e la distorsione politica della biomedicina e scritto dal premio Nobel Elizabeth Blackburn, che si dimise dalla Commissione in polemica con Kass. La bioetica pubblica ha prodotto la legge 40 sulla fecondazione assistita: talmente incostituzionale, perché manipola i fatti scientifici e obbliga le donne a far uso di cattive o pericolose pratiche cliniche, che i tribunali e la Consulta l'hanno stravolta. Ma il "decisamente europeo" presidente Monti ha fatto appello contro la sentenza della Corte di Strasburgo, che condanna la legge 40 in quanto contraria ai diritti umani. Sempre la bioetica pubblica avrebbe portato a una legge sul testamento biologico, per fortuna saltata, che avrebbe negato in assoluto, a chi perde la coscienza, il diritto costituzionale di rifiutare un trattamento terapeutico che è nelle sue disponibilità con il consenso informato. Per non far torto a nessuno, la stessa logica pubblica ispira l'avversione ideologica, e quindi le legislazioni ispirate soprattutto laici naturisti contro la ricerca e l'uso di piante geneticamente modificate (ogm). È corretto dire che scienza ed etica hanno scopi diversi e procedono usando metodi diversi. E che l'etica serve quando c'è "disaccordo normativo", mentre la scienza produce descrizioni eticamente neutrali. Questo significa che non c'è una scienza etica, come non c'è un'etica scientifica. Ergo che i dati sperimentali sono neutrali, e quindi non si dovrebbe barare inventando che gli ogm sono dannosi, che le staminali embrionali umane inutili o che chi è in stato vegetativo ha una vita mentale. Si può legittimante giudicare non etica, secondo i propri valori, una scelta. Ma danneggia la convivenza civile e democratica diffondere o ricorrere a false informazioni scientifiche per cercare di far prevalere con l'inganno la propria morale. Usare l'etica per affrontare il "disaccordo normativo" non significa che chi poi è in maggioranza possa tradurre in leggi dello Stato i suoi valori. Anche perché la ricerca neuropsicologica ha dimostrato che i giudizi morali, se non educati, fanno leva su emozioni e intuizioni che non sono né razionali né tolleranti. Non è un caso che Kass abbia difeso il "disgusto" come reazione che collega il giudizio etico a un ordine morale che si presume derivi direttamente dalla natura. In quanto prestabilito all'atto della creazione divina. E si capisce anche perché la comunicazione usata in Italia dai bioeticisti confessionali richiama associazioni che inducono reazioni di disgusto: le blastocisti umane sono descritte come bambini per suscitare avversione alla sperimentazione con staminali embrionali; decidere della propria vita nasconderebbe solo egoismo o la volontà di eliminare malati e morenti per motivi economici; evitare per scelta morale individuale di far nascere persone con gravi sofferenze vorrebbe dire aderire al disegno criminale dell'eugenica hitleriana; brevettare cellule o geni significherebbe trasformare le persone, con la loro dignità, in merce da prezzare sul mercato; eccetera. Ora, mentre la bioetica pubblica discute di massimi sistemi e produce anche marginali sofferenze e disagi, allo stesso tempo dà per scontato che la medicina continui a produrre cure efficaci. Tuttavia, il clima antiscientifico e di sospetto consente la ripresa di intuizioni e credenze che erodono i valori dell'etica medica più tradizionale: come le regole di non fare del male e fornire le migliori cure. Infatti, come la mettiamo con i giudici che obbligano a somministrare trattamenti di non provata efficacia, o dannosi, per assecondare le illusioni dei pazienti (e il proprio senso di onnipotenza)? O con il caso del bambino con fibrosi cistica rifiutato da una scuola materna del sud perché la malattia sarebbe "infettiva"? O con le pagine dove un quotidiano progressista denigra le vaccinazioni, cioè una delle più formidabili conquiste dell'intelligenza umana e della medicina scientifica? E si potrebbe continuare, ma basta leggere i programmi di alcuni movimenti politici populisti per capire dove si rischia di finire. 

Aurore: Gilberto Corbellini

Fonte: Notizie Radicali

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