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giovedì 2 gennaio 2014

Coma farmacologico: cos’è, il risveglio e le conseguenze

Cos’è il coma farmacologico, quando avviene il risveglio e quali sono le conseguenze?
Il coma farmacologico è un coma indotto per mezzo di barbiturici e costituisce una protezione del cervello nel corso di interventi chirurgici di una certa importanza ed anche nel trattamento di quei casi di epilessia che non rispondono più ad alti trattamenti.
Il coma farmacologico è un coma indotto attraverso i farmaci da personale medico e di conseguenza provvisorio.

Quando si utilizza questa terapia? 
I dottori possono decidere di indurre il coma, se c’è il rischio che un intervento chirurgico o un trauma molto forte possa in qualche modo danneggiare il cervello. In alcuni casi, è usato anche come trattamento per l’epilessia. 

Come funziona? 
 Il paziente viene mandato in coma attraverso l’uso di barbiturici, che riducono il metabolismo nei tessuti cerebrali e il flusso di sangue. In questo modo diminuisce la pressione intra-cranica e si possono ridurre i danni al cervello. Se dopo alcuni giorni si nota un miglioramento generale, i farmaci vengono gradualmente ridotti, favorendo il risveglio del paziente. 
È ovviamente un trattamento delicato. 
Ci sono diverse teorie sulla reale efficacia del coma farmacologico: alcuni studi, infatti, hanno dimostrato come sia in grado di ridurre l’ipertensione intracranica, ma al tempo stesso come non sia utile per prevenire danni al cervello. 
Sono stati registrati casi, infatti, in cui il paziente ha comunque avuto un danneggiamento cognitivo e non di conseguenza non esiste ancora la certezza se la causa sia stato il coma o le patologie sopraggiunte prima o durante. 
La teoria più accredita resta comunque quella che sostiene che le complicanze non derivino dalla durata nel tempo di questa narcosi, ma delle eventuali lesioni cerebrali e/o dello stato neurologico che hanno indotto i medici a mantenere la narcosi. 


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