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venerdì 15 agosto 2014

Un batterio contro il cancro

Si chiama Clostridium Novyi, causa infezioni della pelle che danneggiano i tessuti, ma iniettato direttamente nei tumori di topi e cani si è dimostrato in grado di ridurne le dimensioni. E' in corso un trial clinico sull'uomo 

14 AGOSTO 2014 - Vive nel terreno, prospera in ambienti privi di ossigeno e può causare infezioni in grado di danneggiare i tessuti. Ma il motivo per cui il batterio Clostridium Novyi sembra destinato a diventare famoso è un altro: una volta privato di uno dei geni che producono tossine, e reso così meno pericoloso, il batterio iniettato in alcuni tumori si è mostrato in grado di diminuirne le dimensioni e in qualche caso di eradicarli del tutto.
Prima è stato sperimentato su gliomi cerebrali impiantati nei topi: il batterio è riuscito a uccidere le cellule tumorali senza toccare quelle sane a pochi micrometri di distanza. Il fatto è che le cellule tumorali sono prive di ossigeno quindi rappresentano un target ideale per il Clostridium. I topi trattati con il batterio avevano una sopravvivenza maggiore degli altri: vivevano mediamente 33 giorni dopo l'impianto del tumore, contro i 18 di quelli non sottoposti a trattamento. 

Appurati gli effetti sui topi, i ricercatori del Johns Hopkins Kimmel Cancer Center sono passati ai cani, testando il batterio su 16 esemplari domestici che presentavano tumori comparsi naturalmente, non indotti in laboratorio. "Uno dei motivi per cui abbiamo curato i cani con C. novyi-NT prima delle persone è che i cani possono essere una buona guida per ciò che può accadere nelle persone", ha spiegato il veterinario Nicholas Roberts. I tumori dei cani hanno infatti alcune caratteristiche genetiche simili a quelli umani e per curarli si usano molte delle medicine impiegate anche nell'uomo, ottenendone risposte simili. 

Sei dei 16 cani trattati hanno mostrato una risposta anti-tumorale a 21 giorni dalla prima applicazione: in tre di loro i tumori erano stati completamente debellati, mentre negli altri tre la lunghezza del diametro maggiore del tumore risultava ridotta di almeno un terzo. Non sono però mancati effetti collaterali tipici dell'infezione batterica, come febbre, ascessi tumorali e infiammazione. Il primo trial clinico in fase 1 sull'uomo ha coinvolto per il momento una sola paziente, affetta da un tumore ai tessuti molli nell'addome, che ha ricevuto un'iniezione di spore dentro a una metastasi sul braccio. Le dimensioni del tumore dentro e intorno all'osso sono diminuite in maniera significativa, ma si è osservata una forte risposta infiammatoria con la formazione di ascessi. "Uno dei vantaggi di usare un batterio per curare il cancro", spiega Shibin Zhou, professore associato di oncologia, "è che questi batteri si possono modificare abbastanza facilmente per dotarli di altri agenti terapeutici o renderli meno tossici, come abbiamo fatto noi in questo caso". 

"Ci aspettiamo che alcuni pazienti avranno una risposta maggiore di altri, ma questo è vero anche di altre terapie. Ora vogliamo sapere quanto e come i pazienti siano in grado di tollerare questo tipo di terapia". Secondo Zhou potrebbe essere possibile abbinare cure tradizionali come la chemioterapia con la terapia con il batterio, e vari tipi di combinazioni come questa sono già allo studio sui topi. "Un altro aspetto positivo dell'utilizzare i batteri è che una volta infettato il tumore, possono indurre una forte risposta immunitaria diretta contro le cellule tumorali stesse". Per il momento il trial clinico sull'uomo è ancora in corso e i risultati definitivi sul trattamento non sono ancora disponibili. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Science Translational Medicine. 

Marta Buonadonna 

Fonte: Panorama



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