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mercoledì 7 settembre 2016

Esce dal coma e canta Nilla Pizzi. "Risveglio dopo 4 anni di buio"

7 SETTEMBRE 2016 - Non chiamatelo miracolo. Il caso della bella signora Rosalba Giusti, una ex parrucchiera di 68 anni, che si è risvegliata dal coma dopo 45 lunghi mesi, non è il primo. E non sarà certamente l’ultimo, anche se è abbastanza raro uscire da quell’opaco tunnel in cui si danza tra la vita e la morte, tra la coscienza e il nulla. Rosalba, madre di sei figli, si è svegliata una notte in un letto della Suap (Speciali unità di accoglienza permanente) di Messina e ha chiamato a gran voce Anna, la sua infermiera. La donna, che i familiari e i clienti chiamano Giustina, originaria della provincia di Palermo, il 5 dicembre di quattro anni fa, viene colpita dalla rottura di un aneurisma cerebrale. All’ospedale in cui è ricoverata la diagnosi è impietosa: l’emorragia è devastante, coma profondo e condizione di stato vegetativo. I medici dicono ai sei figli di Rosalba di non illudersi, non c’è più nulla da fare, solo attendere la morte della loro madre.

Ma loro non si rassegnano e la trasportano all’Irccs Centro Neurolesi Bonino Pulejo, dove dieci anni fa hanno aperto un reparto specializzato in accoglienza permanente e risvegli, l’unico nel Sud Italia per assistere pazienti lungodegenti in stato vegetativo. Qui, assistita da un personale di eccellenza, Giustina torna a relazionarsi con il mondo intorno. Di colpo spalanca gli occhi e chiama Anna, la donna che l’aveva assistita con amore in questi anni di totale immobilità. Poi chiede dei suoi figli, e della dottoressa Patrizia Pollicino, la neurologa che l’ha avuta in cura mentre tutti la ritenevano nel limbo dell’incoscienza. Alla fine si mette a cantare Rose rosse per te di Massimo Ranieri, e intona qualche hit di Baglioni, Nilla Pizzi e di Adamo.

È gran festa nel reparto dove si parla di caso eccezionale e si ricorda quello di Maria, 61 anni, un’altra donna che era in condizioni analoghe. Come lei, anche Rosalba-Giustina spiega che in questi anni sentiva le parole e la musica che le facevano ascoltare, ma non riusciva a comunicare. Chiusa nella sua corazza, impenetrabile, fino a qualche notte fa. Uno stato che gli esperti chiamano locked-in o sindrome del chiavistello, in cui c’è il mantenimento delle funzioni cognitive mentre si è in uno stato di coma.

L’ex parrucchiera ha ritrovato la memoria e la parola, dà risposte «coerenti e complesse», come spiegano i medici del reparto. Ma le sue condizioni restano serie, ha perso le funzioni motorie ed è paralizzata perché l’emorragia ha compromesso il tronco encefalico. I sei figli di Giustina sono ancora sbalorditi. «Io e i miei fratelli siamo felicissimi – dice Rita, la primogenita – quando la dottoressa ha comunicato con un messaggio mostrando la foto di mia madre sveglia non potevo crederci. Solo quando ho visto il video che gli infermieri mi hanno mandato su WhatsApp in cui mamma cantava una canzone di Ranieri ho capito che era successo qualcosa di straordinario. E ho pianto».
Ora vogliono aprire un’altra partita, stavolta con le istituzioni. «Chiediamo alla Regione – dicono Tony, Vincenzo e Piero – di trovare a nostra madre una sistemazione vicino casa. Riusciamo ad andare a Messina solo una volta a settimana a turno. A Palermo – aggiungono – non ci sono altri centri pubblici in grado di ospitarla, e nostra madre ha bisogno di una riabilitazione specifica e si nutre artificialmente».

Nino Femiani


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